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Come si lavora |
| La lavorazione del corallo si divide in due differenti
grosse famiglie: il liscio e l'inciso. Cosa si intende
per liscio? La lavorazione del liscio consiste nel realizzare
sfere, barilotti, cannettine per collane, oppure elementi
ovali, tondi quali cabochons per anelli, orecchini. L'incisione,
invece, è eseguita per 10 più dai "Maestri" ed
altro non è che scolpire nel corallo figure muliebri,
motivi floreali, statuine. Nel far questo l'artista deve,
naturalmente, leggere nel corallo quello che nel pezzo è insito
e cavarlo fuori a colpi di bulino. Occorre tanta maestria
ed anni di grosso tirocinio e studio. Ma parliamo un po'
della lavorazione del liscio. Partiamo dall'inizio. |
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Fasi della Lavorazione
Lavaggio del corallo
E' la prima fase della lavorazione. Il corallo viene immesso in buratti con acqua
ed altri componenti. I buratti ruotando - fanno sì che il corallo perda
la cosiddetta "veste", vale a dire la parte più esterna e più giovane
del ramo, quella che ancora non ha avuto il tempo di calcificarsi.
Tutte queste scorie vengono eliminate e dal buratto viene fuori il meraviglioso
corallo rosso nel suo colore originale. |
Tagliatura
E' la fase più delicata dell'intero ciclo di lavorazione. E'- per lo più -
affidata al capo fabbrica o ad operai molto
esperti e provetti.
Il taglio 2Iel corallo, di per sè, non presenta grosse difficoltà tecniche.
Determina, però, quella che sarà la resa finale di tutta la partita
(partita = stock di corallo che si sta lavorando, visto nella sua interezza).
Una buona tagliatura, eseguita a regola d'arte, sfrutta al massimo la materia
prima. Il tagliatore studia il pezzo, "vede" in esso quello che potrà essere
il risultato finale (pallino, cabochon, goccia, rosellina, ecc.) e in base a
ciò taglia il corallo. |
Bucatura
Questa viene eseguita sui pezzi di corallo destinati a diventare pallini per
collane.
I cilindretti grezzi - così si presenta il corallo dopo la tagliatura
- vengono bucati per lo più ancora con un antico e tradizionale strumento,
chiamato fuso. Si tratta di un archetto in legno munito del classico filo di
spago intensione. Agganciato a questo filo di spago vi è un fuso che porta
nella parte terminale anteriore un ago molto sottile e affilatissimo. Mediante
pressione esercitata dalla mano della bucatrice (per lo più sono le donne
che attendono a questo compito) sull'arco, viene fatto ruotare vorticosamente
il fuso. L'ago che questo porta, poggiato sul cilindro di corallo, lo buca da
parte a parte, con l'aiuto di acqua che, cadendo sul corallo goccia a goccia,
ne attenua il calore che si determina durante la bucatura e che potrebbe spezzarlo.
L'abilità della bucatrice sta soprattutto nel fatto che occorre che il
buco sia centrato al massimo in entrata e più difficile - in uscita. |
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Rociatura
Termine tecnico che indica la fase nella quale il cilindro di corallo diventa
pallino.
Avviene così: il cilindro, opportunamente bucato, viene posto a contatto,
tramite appositi sostegni, con una ruota smeriglio che presenta, nella "faccia" esterna
ruotante, delle scanalature semitonde di misura differente. Il cilindro di corallo,
posto a contatto con queste scanalature, viene consumato dalla ruota che gira
fino ad assumere la caratteristica forma tonda. |
Lucidatura
Il corallo lavorato si presenta opaco e con microscopiche rigature in superficie,
dovute all'abrasione esercitata dallo smeriglio della ruota. La fase successiva,
vale a dire la lucidatura, ha il compito di eliminare queste rigature, ravvivare
il colore del corallo, lucidandolo. Tradizionalmente veniva effettuato inserendo
il corallo da lucidare in un sacchetto di iuta, aggiungendo dei minuscoli frammenti
di corallo grezzo, pomice e "pulimiento", una sostanza la cui composizione
viene tenuta segreta. Il sacchetto di iuta veniva poi ricucito nel lato aperto.
Se ne ottene~ va così un minuscolo cuscino, chiamato "pupatella".
Un operaio sfregava per ben sei-sette ore la "pupatella" su una tavola
di legno a forma trapezoidale, facendo attenzione a che questa fosse sempre "alimentata" da
acqua che continuamente gocciolava su essa. Tutto questo procedimento manuale
così caratteristico viene oggi sostituito per lo più dall'uso di
buratti, entro i quali vengono immessi i coralli da lucidare, insieme con tutte
le componenti che venivano usate per la "pupatella". |
Selezionatura e ínfilatura
Fase molto delicata alla quale sovrintende la "Maestra infilatrice".
La selezione avviene in varie fasi: selezione delle sfere a seconda del diametro;
selezione del colore, suddividendo le differenti tonalità; selezione delle
qualità.
Solo dopo tale selezione, accuratissima e meticolosissima, si passa all'infilatura.
Questa viene fatta in base alle indicazioni che vengono dal reparto commerciale,
circa la preferenza che hanno i clienti su lunghezza delle collane, dimensioni,
caratteristiche estetiche. Tutte le collane, di uno stesso tipo e dimensione,
una volta infilate su cotone, vengono raccolte in "mazze" e tenute
insieme da un "torcino", vale a dire una treccia di cotone molto caratteristica. |
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