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| Torre del Greco & il corallo |
Il matrimonio tra Torre del Greco ed il corallo dura
ormai da circa 200 anni. E non sono stati anni sempre facili:
crisi, difficoltà, tradimenti, insidie di altre
città. Come in tutti i matrimoni, vi sono stati
alti e bassi. Quel che è certo, al tirar delle somme,
considerando i pro ed i contro, bisogna riconoscere che è un
matrimonio felice, stabile, fortunato.
In verità, il rapporto tra Torre del Greco ed il corallo è cominciato
molto molto tempo prima del 1800. Già nel '400 i torresi erano conosciuti
quali pescatori di corallo. Ma perché la pesca del corallo divenga la
principale attività della città: dobbiamo attendere il '600. Solo
e sempre la pesca però, non la lavorazione: tutto il pescato era rivenduto
a prezzi di fame - agli Ebrei che soggiornavano a Livorno e Genova. Vita dura,
guadagni pochi. |
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| Presto i primi operai di Martin si misero in proprio:
non dimentichiamo che Torre contava pur sempre su una flotta
di 300 coralline che andavano a pesca di corallo. Fu naturale
che questo pescato prendesse le vie delle nostre botteghe,
anziché quelle di Livorno, Genova, Marsiglia le
quali città, non alimentate dal grezzo, presto declinarono.
Passando attraverso varie vicissitudini, superando due
guerre mondiali, oggi a Torre del Greco circa 4.000 persone,
dopo 200 anni, si tramandano - da padre in figlio - l'arte
della lavorazione del corallo e del cammeo. Ogni periodo
di questi 200 anni è stato interessato da una moda,
da un modo diverso di lavorare il corallo. Esiste così un
periodo "neoclassico", nel quale le forme erano
austere ed eleganti, un periodo "frutti e foglie",
nel quale si utilizzarono minuscole incisioni di frutta,
fiori, foglie. Queste combinate insieme e montate in oro,
davano effetti di straordinaria bellezza. Il periodo tra
le due guerre vide scarseggiare notevolmente la materia
prima. Si cominciarono a rovistare i pozzi nei quali erano
stati gettati gli scarti della lavorazione. In periodi
di vacche grasse, con la materia prima che costava un niente,
veniva infatti utilizzata solo una parte del grezzo, quella
più facile da lavorare. Ora che le vacche erano
magre, anzi magrissime, questo corallo tornava buono da
lavorare. Così nacque la moda del "tessito",
piccole sfere - ricavate dal corallo di risulta - intessite
insieme intorno ad una sfera di legno. Occoreva tanto,
tanto lavoro per tessire una sfera. Lavoro sul corallo
prima e di tessitura poi. Occorreva fare dei pallini di
corallo perfetti, della stessa misura e selezionare poi
quelli dello stesso colore. Infatti, se questi non erano
ben tondi, oppure avevano qualche difetto, o, peggio, erano
di misure differenti, immediatamente queste manchevolezze
saltavano agli occhi in quanto la tessitura non risultava
perfettamente allineata. |
| Lo stesso dicasi del colore: quando questo non era omogeneo,
immediatamente si notava! Ma quando i pallini erano perfetti,
tutti uguali per misura e colore, allora l'effetto plastico
e cromatico era eccezionale! Nel 1991, in occasione della
mostra "Rouge Corail" tenutasi presso il Principato
di Monaco, la Rajola ha presentato una collezione di gioielli
realizzati in corallo "tessito" che ha riscontrato
l'ammirazione delle loro Altezze il Principe Ranieri e
i principi Stefanie ed Alberto, nonché uno straordinario
successo presso le oltre 200.000 persone che hanno visitato
la mostra. Non possiamo dimenticare, venendo ai giorni
nostri, quanta parte nella moda abbiano avuto, ed abbiano,
i torchons fatti da più collane di piccole sfere
di coralli intrecciate insieme di grande effetto e di contenuto
prezzo. A questo si aggiungevano i pericoli, sempre in
agguato, quando si va per mare. A parte tempeste, bufere
e naufragi, i rischi maggiori venivano dai predoni nord
africani. Non era infrequente che questi catturassero interi
equipaggi e che poi - dopo averli depredati delle navi
e del carico - chiedessero soldi in cambio della vita dei
prigionieri. Questo "vezzo" divenne tanto frequente
che a Torre fu istituito il Pio Monte del Marinaio, una
sorta di Società di Mutuo Soccorso che veniva finanziata
con una decima da tutti i marinai torresi (a quei tempi
erano circa 4.000 su una popolazione di 15.000 anime).
Il Pio Monte interveniva a sua volta per riscattare i prigionieri,
per mantenere le vedove dei marinai, e per "dotare" le
figlie orfane di questi. La lavorazione del corallo ebbe
inizio a Torre del Greco nel 1805 e vi fu portata da un
francese di Marsiglia, tale Martin, il quale in cambio
di un buon ingaggio e della promessa fattagli dai Borboni
di esentarlo dalle tasse, trasferì la propria bottega
a Torre e segnò l'inizio dell'ascesa della nostra
città. Gli affari andarono subito a gonfie vele.
Dai 30 operai con cui era partito, ben presto Martin nella
sua bottega poté annoverarne ben duecento. |
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