| SCALA DI MOHS
Un metodo molto pratico per valutare la durezza fu proposto
da Friedrich Mohs che scelse come campioni dieci minerali
ben noti e facilmente reperibili, li dispose in ordine
di resistenza all’abrasione e li confrontò con
altri materiali. In questo modo nacque la scala di durezza,
chiamata anche scala di Mohs in suo onore. I dieci minerali
che comprendono la scala di Mohs, accettati universalmente
come campioni di durezza da mineralisti e gemmologi sono:
- 10
Diamante
- 9 Corindone
- 8 Topazio
- 7 Quarzo
- 6 Ortoclasio
- 5 Apatite
- 4 Fluorite
- 3 Calcite
- 2 Gesso
- 1 Talco
I numeri indicano le durezze della scala di Mohs, e
sono soltanto valori convenzionali che indicano un ordine
di durezza decrescente da 10 a 1.
Con l’eccezione delle perle, del corallo e di
pochi altri materiali d’origine animale o vegetale,
la maggior parte delle gemme è costituita da minerali
lucidi o di colore brillante presenti nelle rocce della
crosta terrestre. Non si conosce con precisione quando
sia cominciata la ricerca di questi minerali, certo è che
ogni civiltà a noi nota vi ha partecipato e ha
contribuito ad accrescere la conoscenza delle gemme.
Un tempo era consuetudine dividere le gemme in due classi:
pietre “preziose” e pietre “semi-preziose”.
Questa divisione, però, era del tutto arbitraria.
Quali pietre preziose si intendevano generalmente il
diamante, il rubino, lo smeraldo, lo zaffiro, la perla.
Le pietre semi-preziose erano l’acquamarina, il
topazio, la tormalina, l’ametista, il citrino,
il granato, e tutte le altre pietre più diffuse
in natura e quindi meno costose sul mercato. Al giorno
d’oggi è preferibile usare il termine gemme
per indicare entrambe le classi. La classificazione del
valore delle pietre si basa sull’analisi delle
tre virtù cardinali delle gemme: bellezza, durevolezza
e rarità. La prima è senza dubbio la bellezza:
essa è dovuta alla trasparenza e all’intensità di
colore (è il caso del rubino, dello zaffiro e
dello smeraldo), al solo colore (come nellaturchese),
o allascomposizione della luce bianca nei colori dello
spettro, responsabile del cosiddetto fuoco (così evidente
nel diamante).Gran parte della bellezza delle gemme è però latente
finché non vienemessa in evidenza dal lavoro del
lapidario (tagliatore). La seconda virtù, la durevolezza, è legata
alla durezza del materiale ed esprime la capacità di
una gemma di resistere agli attacchi abrasivi, chimici,
e all’usura, che tendono a rovinarla e a distruggere
la sua lucentezza. Tre aspetti della durevolezza sono
direttamente correlati alle intrinseche proprietà fisiche
di una data specie o varietà gemmifera: durezza,
tenacità e stabilità. La durezza è definita
come grado di resistenza di un materiale all’incisione
oppure alla scalfittura. È classificata dalla
scala di Mohs (vedi riquadro). La tenacità, è invece
la capacità di un materiale di resistere alla
rottura, alla sfaldatura e all’abrasione. Infine
la stabilità è la generica proprietà di
un materiale che comprende sia la reazione al calore
ed ai bruschi cambiamenti di temperatura, che la reazione
alle radiazioni (compresa la luce) e agli agenti chimici.
La terza, la rarità, è molto spesso la
virtù più importante!
La legge della domanda e dell’offerta spesso influenzata dal capriccio
della moda, governa in larga misura la rarità delle gemme.
Ci siamo mai chiesti perché le gemme sono rare? Che cosa le rende così difficilmente
reperibili, e quindi più preziose, di qualsiasi altro tipo di minerale?
La risposta a queste domande è da cercare nello speciale ambiente naturale,
quell’eccezionale combinazione di condizioni che deve venirsi a creare
perché una gemma possa formarsi. |