Gli inizi

L’ uomo posò il ramo di corallo che aveva in una mano, posò la matita che aveva nell’altra; passò entrambe le mani sugli occhi stanchi, quasi a scacciare la fatica di nove ore di lavoro. Accese una sigaretta. C’era ancora tanto corallo da segnare.

“Guagliò – gli diceva il nonno quando lui aveva poco più di otto anni – ricordati: la segnatura e la tagliatura sono i momenti più delicati di tutta la lavorazione. Una buona segnatura ed una buona tagliatura significano il 50 per cento della resa. Ricorda: è il corallo che ti dice come vuole essere tagliato. Tu non devi fare altro che riconoscere i messaggi che ti manda. Guarda qua, guardi si attaccano. Cosa ti sembra?”.

Un cuore, nonno”.
“Bravo, piccirillo mio”.
“Quando sarai grande sarai tu a fare il mio lavoro. Ricorda le mie parole, impara a riconoscere nel ramo grezzo una goccia, un bottone, una spola, un cuore. Solo allora taglia!”.

E mentre il nonno gli dava questi consigli – a futura memoria – lo accarezzava prendendolo sulle ginocchia. Di quei momenti, ricordava il fastidio che gli dava il contatto con i pantaloni di lana grezza che il nonno indossava e che gli martoriavano le gambe nude. Ma quanto erano dolci quegli attimi! E come lo inorgogliva essere messo a parte dei segreti della lavorazione del corallo!

Erano passati tanti anni, pensò. Tirò un’altra boccata, prese con la sinistra un nuovo ramo di corallo, con la destra la matita, la sigaretta penzoloni all’angolo della bocca.
“Papà, papino posso aiutarti?”.
E lo scugnizzo gli si aggrappò al braccio, gli montò sulle ginocchia. “Vieni, bello di papà, vieni che ti insegno”. E’ la mia storia, e spero sia quella dei miei figli.

Ho voluto narrarvela, come un racconto, perché vorrei che – partendo con me, attraverso le pagine di questa rivista, alla scoperta del corallo – vi fosse subito chiara una cosa. Noi di Torre del Greco viviamo il nostro lavoro con una sacralità, con un trasporto, con un amore (meglio, una passione) che penso sia difficile ritrovare in qualsiasi altro lavoro.

Il viaggio che faremo insieme, attraverso il pianeta corallo, mi auguro che possa servire a trasferire in voi l’amore per questa materia che certamente ha in sé qualcosa di affascinante, misterioso: una forza ammaliatrice che ti conquista e ti fa suo. Ecco, forse (e senza forse), questo è il mio desiderio: fare di voi degli amanti del corallo.

 

Giuseppe Rajola